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La vera "Superlega" è la Premier League: numeri economici e finanziari da capogiro per i club inglesi.

Fatturati, crescita e investimenti. La Premier League si conferma il campionato più ricco d'Europa, ma a colpire maggiormente sono gli ampi margini di crescita di un movimento che, per il secondo esercizio consecutivo, ha registrato un aumento del fatturato complessivo del 3%. 
Per far intendere quanto il calcio d'oltremanica non abbia concorrenza sul piano finanziario, basti pensare che i due campionati che chiudono il virtuale podio dei tornei più ricchi d'Europa, Liga e Bundesliga, non riescono a fatturare insieme quanto invece riesce a fare la Premier. 

Tutto il movimento professionistico inglese, che conta 92 club divisi in quattro campionati e due leghe differenti, è retto da un giro d'affari che raggiunge i 4 miliardi di sterline. Soltanto la massima serie, prendendo a modello la stagione 2015-2016, ne ha fatturati 3,3 mld. Una cifra talmente "mostruosa" da presentare perfino un avanzo di 300mila sterline rispetto al milione e mezzo fatturato in Germania e Spagna che, nononstante siano campionati in crescita sia dal punto di vista commerciale e sia da quello del merchandising, sono costrette a inseguire e, casomai, rivolgere lo sguardo a chi è sotto, dove Ligue 1 e Serie A annaspano tra perdite e un preoccupante calo di appeal. 

Per la seconda stagione consecutiva, dunque, la Premier registra una crescita record dopo quella dell'esercizio 2014-2015, ma è il futuro "a far venire l'acquolina in bocca" alle società. Con l'entrata in vigore del nuovo accordo dei diritti tv, infatti, il prossimo esercizio finanziario e quello del prossimo triennio sono destinati a registrare un nuovo record. Considerata la cifra di 150 milioni di pounds che verranno distribuiti a ogni singolo club, e il fatturato medio delle società che dovrebbe aggirarsi sui 220 milioni, è molto probabile che tra un anno saremo qui a testimoniare un fatturato complessivo di 5,13 miliardi, naturale prodotto di una partita "live" della prossima stagione che creerà un giro di affari di 10 milioni di sterline. In attesa dei nuovi guadagni, i club inglesi si godono il momento. 

Quattordici board hanno registrato ricavi da record, e che quello inglese sia un movimento vincente lo si capisce dalla "fame di investimenti" che ha subito portato cinque club a intervenire nei propri impianti: prima e vera fonte di ricchezza delle squadre inglesi. Al Liverpool sono infatti in via di definizione i lavori di ampliamento della Main Stand che, grazie alla spesa di 115 milioni di sterline, offrirà 8.500 posti in più e porterà la capienza di Anfield Road a quota 55mila unità. 
I progetti più interessanti sono però quelli di Chelsea e Tottenham: i Blues hanno investito 300 milioni per la ristrutturazione di Stamford Bridge, prossimo a un restyling sia dal punto di vista strutturale - con l'inaugurazione del nuovo museo multimediale, club shop e ristoranti -, sia da quello della capienza, destinata a contare fino a 56mila seggiolini; il Tottenham del presidente Levy si è invece trasferito temporaneamente a Wembley in attesa che, grazie all'investimento di 700 milioni di sterline, il nuovo White Hart Lane apra i battenti. Cantieri in vista anche per West Ham e Bournemouth: gli Hammers si sono congedati da Upton Park e hanno deciso di puntare ai nuovi introiti che l'Olympic Stadium può donare; le Cherries, che nella loro stagione di esordio hanno registrato uno dei bilanci più sostenibili della Premier grazie a una politica basata sulla valorizzazione del territorio e su giovani calciatori di basso profilo ma con prospettive di crescita, installeranno due nuove tribune agli angoli della South Stand del Vitality Stadium. 

Un maggiore fatturato corrisponde però anche a un maggior montestipendi. Con una quota di 1.8 miliardi di sterline, quelli della Premier si confermano i salari più alti d'Europa. Seguono la Serie A (986 m.) e la Liga (977 m.). Si tratta di una media di 35mila sterline a settimana che, in caso di bonus legato a prestazioni e successi, alza la posta a 44mila e a una cifra totale che può raggiungere i 2.3 miliardi. 

Per far capire quanto la Premier sia cresciuta economicamente in questi anni basta prendere in considerazione gli ingaggi previsti nella stagione del suo debutto quando, nel 1992, l'allora passaggio tra la First Division e la PL fissava una quota totale degli stipendi a 77mila pounds (1.480 settimanali), 100mila in caso di bonus. 
Ma a impreziosire brand e investimenti del calcio oltre lo stretto della Manica non è solo la Premier League, e a fare da portabandiera all'ottimo periodo finanziario dei club inglesi ci mette del suo anche la Championship. Se da un lato è vero che il primo gradino della Football League può risultare deleterio per chi retrocede e mostra una situazione debitoria difficile da domare, bisogna ammettere che stiamo parlando di un campionato che nell'ultimo esercizio ha registrato una crescita del 12%, fatturando una quota totale di 548 milioni di pounds, e superando per la prima volta nella sua storia la soglia dei 500 milioni. 

I numeri che più testimoniano la crescita esponenziale di un campionato che, sia da un punto di vista tecnico ma anche da quello commerciale, si conferma superiore ad altre massime serie d'Europa riguardano le ultime sfide promozione. Le partite che in questa stagione 2015-2016 hanno messo in palio il montepremi più alto si sono proprio giocate in Football League. 7 maggio, Riverside Stadium: Middlesbrough e Brighton si giocano un posto in Premier. Basta un pareggio al Boro per conquistare l'ultima piazza promozione e assicurarsi una cifra stimata vicina a 170 milioni, frutto di 95 m. come premio federale e altri 75 derivanti da nuovi accordi commerciali, più i diritti tv e gli incassi al botteghino. Una crescita del 41%, ma sopratutto una quota capace di raggiungere i 295 milioni in caso di salvezza nel corso della prima stagione. Stesso medesimo calcolo anche per la finale play-off, giocata poche settimane dopo tra Hull City e Sheffield Wednesday. Un premio di 95 milioni di sterline che, con gli stessi derivati dei proventi citati in precedenza, diventano 170 milioni. Quello che impressiona è però la crescita della quota. Nel 2006, quando Watford e Leeds si giocarono alla post-season l'ultimo piazzamento per la Premier, la cifra stimata si aggirava sui 40 milioni, poi diventati 60 nel 2007, e 90 nel 2012. La "partita più ricca del mondo" la chiamano, e pensare che nella stagione 1999-2000, l'ultima del Wednesday in Premier, i vertici di Hillsborough fatturarono 18 milioni di pounds.

Andrea Dimasi
dimasi_andrea@libero.it






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