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Il Super Bowl contro Trump, la politica nello sport

08/02/170 commenti

La 51° edizione del Super Bowl è stata un successo; sono 113,7 milioni gli spettatori che hanno assistito alla sfida tra i Patriots e i Falcons, segnando un picco di 117,5 durante l’esibizione di Lady Gaga. Ma è stata proprio l’artista, insieme alle aziende protagoniste degli annunci pubblicitari durante la gara, ad essere al centro dell’attenzione. Infatti, sia Lady Gaga che le aziende si sono apertamente schierate contro Trump e, per farlo, hanno approfittato di una delle esibizioni sportive più seguite al mondo.

A dire il vero tutto ha inizio quando le Schuyler Sisters interpretano il brano patriottico America The Beautiful, in sostanza il secondo inno nazionale statunitense. L’ultima parola del verso “and crown thy good with brotherhood" (Dio coroni il tuo bene con la fratellanza) viene sostituita con “sisterhood” (sorellanza) e il pubblico reagisce con un fragoroso applauso alla “nota” femminista del gruppo.
Tornando a Lady Gaga, la pop-star si schiera contro il neo-presidente intonando “This land is your land” e “Born this way”, la prima una canzone di protesta utilizzata più volte anche nelle manifestazioni anti-Trump e la seconda diventata negli anni l’inno del movimento omosessuale.

Ma veniamo alle aziende.
Coca Cola ha riproposto il video mandato in onda nel 2014 con persone di diverse etnie che cantano in diverse lingue la canzone “America The Beautiful”.
Anche le case automobilistiche propongono una pubblicità contro Trump: Kia mostra l’attrice Melissa McCarthy intenta a compiere azioni per salvare l’ambiente che si concludono in modo comico nel peggiore dei modi, terminando l’annuncio con “it’s hard to be an eco-warrior but it’s easy to drive like one introducing the most fuel efficient crossover, the Kia Niro”, mentre Audi progetta un video commovente in cui un padre, mentre guarda la gara di go-kart di sua figlia, pensa “Cosa dovrei dire a mia figlia: che sarà valutata meno di un uomo? Che sarà pagata meno di un uomo? Che suo padre è considerato più di sua madre?” concludendo che probabilmente non sarà così perché Audi si impegna per stipendi simili per lavori simili a prescindere dalla differenza di genere. Insomma, più o meno velatamente, le campagne si mostrano contrarie alle idee politiche del nuovo Presidente degli Stati Uniti.



Ancora più diretta l’azione di Budweiser, che cambia completamente rotta dopo gli spot “romantici” degli ultimi anni e si unisce alla protesta anti-Trump girando un video in cui si vede un immigrato tedesco che affronta un viaggio negli anni 50 dell’800 per raggiungere gli Stati Uniti e qui lo si vede essere insultato da persone che gli gridano “tu non appartieni a questo posto!”, per poi mostrare come quel tedesco era Adolphus Busch, il co-fondatore della famosissima casa statunitense produttrice di birra.

Insomma, lo sport, in particolare un evento mondiale come il Super Bowl, è stato utilizzato abbastanza apertamente a fini politici da alcune aziende e star internazionali. Non è stata certo la prima volta e non sarà l’ultima ma, probabilmente, bisognerebbe rispettare maggiormente lo sport per quello che è e per i valori che dovrebbe trasmettere, evitando di utilizzarlo per scopi puramente politici.

Alex Righi
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