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Chi tiene le redini delle società calcistiche? La governance nel panorama calcistico italiano

La governance di una società calcistica risulta essere uno dei temi più cruciali e spinosi, sebbene lontano dalle luci della ribalta agonistica.
Il report, realizzato dalla FIGC in collaborazione con PricewaterhouseCoopers (PWC), nel 2016, pone sotto la lente di ingrandimento la stagione sportiva 2014-2015, concentrando il proprio focus su Serie A, Serie B e Lega Pro.
Le evidenze mostrano come l’architettura organizzativa dei club militanti in Italia viene implementata adottando un sistema di amministrazione e controllo di tipologia tradizionale, tipicamente italiano. In particolare le 59 squadre di Lega Pro, le 22 di Serie B e 19 squadre di Serie A hanno optato per tale scelta.

Il sistema tradizionale prevede che l’Assemblea dei Soci, vale a dire la riunione di coloro che detengono partecipazioni nel club, elegga l’organo amministrativo ed il collegio sindacale, nel rispetto della disciplina del Codice Civile italiano; la riforma del diritto societario del 2003 ha cambiato le carte in tavola, affiancando al precedente due sistemi alternativi, vale a dire il “Sistema Monistico”, di stampo anglosassone, ed il “Sistema Dualistico” , di matrice tedesca; nel primo caso è previsto che l’Assemblea elegga il consiglio di amministrazione, il quale nomina al proprio interno il comitato per il controllo sulla gestione. Nella seconda fattispecie l’organo assembleare elegge il consiglio di Sorveglianza, che, a sua volta, nominerà il consiglio di gestione. Una società di Serie A, in effetti, ha adottato nel 2004 un ordinamento societario secondo i dettami del sistema dualistico; si tratta della S.S. Lazio. Tale assetto di governance ha destato non poche polemiche e creando fratture di considerevole entità tra la proprietà biancoceleste, nella persona del presidente Claudio Lotito, ed un cospicuo numero di tifosi. I dati illustrano, inoltre, come ormai le strutture societarie siano sempre più nelle mani di pochi; un sistema fortemente oligarchico si potrebbe azzardare, dalla derivazione greca “governo di pochi”, per non dire un regime monarchico fortemente consolidato. Dall’analisi prodotta circa la catena di controllo societario si delinea come in ben 78 squadre su 101 (77%) si rilevi la presenza di un socio con una partecipazione superiore al 50%! Tale dato è considerevole, ma può anche definirsi funzionale ad un sistema che richiede grande dinamismo decisionale, come quello
calcistico. 11 squadre sono possedute da una maggioranza di due soci, mentre le altre 11 da 3 o più soci (1 società resta senza informativa).

Approfondendo tale aspetto, l’azionista di riferimento possiede una percentuale media di controllo al 30 giugno 2015 pari all’86,8%, in flessione rispetto alla stagione precedente (88,2%). Tale dato si contrae notevolmente nelle serie cadette, in Serie B e Lega Pro, dove si rileva una percentuale, rispettivamente, pari all’81% ed al 69,3%.
In senso contrario si muove anche il dato relativo alle ricapitalizzazioni effettuate dai soci; le società calcistiche, per loro natura poco autosufficienti in virtù del loro core business e della loro finalità primaria (vale a dire il perseguimento di titoli sportivi) vanno continuamente alimentate introducendo ricapitalizzazioni per rimpinguare il patrimonio netto societario. Esso è il parametro patrimoniale principale che viene colpito dalle eventuali perdite d’esercizio. Si rileva allora che, mentre per Serie B e Lega Pro l’ammontare di denaro introdotto nelle squadre calcistiche appare in continua crescita (passando rispettivamente da 38,3 milioni a 79,6 e da 36,7 a 55,2 milioni in 4 anni, dalla stagione 2011/2012 a quella 2014/2015), in Serie A il calo sembra drastico ed evidente; si passa infatti da un picco di 365,1 milioni nella stagione 2011-2012 ai 182,9 milioni della stagione 2014-2015), probabilmente dovuto all’introduzione del Financial Fair Play.

La struttura organizzativa di società quotate italiane
Vale la pena ora analizzare la catena che regola il controllo di gruppi societari quotati in Borsa appare molto differente per le tre società italiane quotate presso la Borsa Italiana, Juventus F.C. e le romane A.S. Roma e S.S. Lazio .
Analizziamole nel dettaglio.
La squadra bianconera, quotata in Borsa dal 2001, è attualmente posseduta da EXOR S.p.A, di proprietà della famiglia Agnelli. Questa detiene il 63,8% della squadra torinese ed è controllata, a sua volta, dalla Giovanni Agnelli S.a.p.a.z.. il 10% è invece di proprietà della Lindsell Train Ltd., mentre il 26,2% è flottante in Borsa.
I recenti sviluppi sportivi, che hanno condotto la squadra torinese fino alla finale di Champions League di Cardiff, unitamente alla sua solidità economica, hanno condotto la Juventus ad un incremento vertiginoso del prezzo per azione (0,8675 € per azione al 15/05), conducendo ad un valore di market capitalization pari a 874,24 milioni di euro, cifra da capogiro! Impensabile fino ad un lustro fa. Il numero totale di azioni emesse è pari a 1.007.766.660 .
A.S.Roma S.p.A, invece si caratterizza per essere gestita con una complicata rete di controllo e di partecipazioni; essa è controllata da Neep Roma Holding S.p.A., detentrice del 79,044% delle azioni con diritto di voto, mentre il 2,945% è di proprietà di AS ROMA SPV LLC. Ma proprio quest’ultima società detiene il 100% di Neep Roma Holding S.p.A.!
Bisogna però segnalare che la società giallorossa possiede anche due principali controllate: Soccer S.a.s di Brand Management Srl (il 99,98% è detenuto da A.S. Roma S.p.A.) e ASR Media and Sponsorship Srl (controllata per l’11,34% da A.S: Roma S.p.A e per l’’88,66% dalla prima controllata).
Queste due partecipate sono sorte in un’opera di fantafinanza, per razionalizzare e gestire in maniera redditizia il marchio e le attività di sponsorizzazione, marketing e merchandising della A.S. Roma; il fenomeno della cessione del brand (e contestuale riaffitto da parte della società cedente) è stato molto popolare nella metà degli anni 2000 tra le squadre di Serie A.
In questa intricata ragnatela di partecipazioni si può evidenziare come A.S. Roma sia ben lontana dai risultati riportati dalla Juve sui mercati finanziari, arrivando a riscontrare una market cap pari a 182,88 milioni di euro (al 15/05). Il prezzo per azione a metà maggio si è assestato su 0,46 con un numero di azioni emesse pari a 397.569.888 azioni.

La S.S. Lazio è saldamente detenuta nelle mani del presidente Claudio Lotito (che detiene il 67,035% del capitale sociale tramite LAZIO EVENTS) e possiede una controllata fondamentale: S.S. Lazio & Marketing Communication S.p.A. (al 100%), nata anch’essa per sfruttare il ramo commerciale biancoceleste.
La Lazio riporta un prezzo di Borsa pari a 0,736 euro per azione ed una capitalizzazione di mercato che si aggira sui 49,82 milioni di euro; il numero di azioni emesse è pari a 67.738.991.

Il rapporto tra le società calcistiche e le società di revisione contabile
Con il passare del tempo, i legami tra le società di revisione e team calcistici si è fatto più stretto nel corso degli ultimi anni; ben 17 squadre di Serie A, nella stagione 2014-2015, hanno fatto ricorso a società di revisione esterna, mentre solamente 3 si sono avvalse del proprio collegio sindacale.
Tale legame si affievolisce notevolmente nelle serie cadette; in Lega Pro, in particolare, acquisisce spicco la figura del sindaco unico.


Il nostro focus si spinge ora sulle società quotate italiane, vale a dire Juventus F.C., A.S. Roma e S.S. Lazio. Si tratta di enti di interesse pubblico, in quanto trattasi di società italiane emittenti valori mobiliari ammessi alla negoziazione; in esse la revisione contabile non è attribuibile al collegio Sindacale.
L’incarico di revisione ha una durata di 9 anni per le società di revisione legale, non rinnovabile se non sono decorsi 3 anni dal termine del precedente mandato.
La Juventus ha affidato i propri conti alle cure di EY S.p.A, mentre le società romane hanno attribuito l’incarico di revisione legale a BDO Italia S.p.A. (A.S. Roma S.p.A.) e proprio a PwC (S.S. Lazio S.p.A.). L’analisi degli annual reports societari, per l’ultima stagione disponibile (2015/2016), ha messo in mostra come EY S.p.A. sembri adottare una strategia improntata all’ottimizzazione dei costi dei propri servizi, mettendo a disposizione i proprio professionisti per un compenso che si assesta sui 50.000 euro; ben più costose risultano essere le prestazioni erogate da BDO Italia S.p.A (229.000 euro, su un totale di spesa per revisione legale pari a 234.000 euro) e PricewaterhouseCoopers (192.576,17 euro).



Riflessioni Finali
La nostra piccola analisi induce a due riflessioni principali; in primo luogo occorre controllare maggiormente i meccanismi che regolano la governance di società così peculiari come quelle calcistiche, al fine di evitare dinamiche opportunistiche; risulta fondamentale poi prestare attenzione al dietro le quinte, perché chi governa realmente una società di calcio, può disporre di un vero e proprio patrimonio mediatico! Scomparsa la figura del presidente mecenate, quali saranno le prossime mosse dei patron?

Andrea Raimondi

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