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Lo stadio come asset fondamentale nella gestione economico.finanziaria di un club calcistico


Le società di calcio per finanziare la propria attività sociale e raggiungere l’obiettivo sportivo, agiscono sul mercato (non soltanto quello deputato alla compravendita dei giocatori) per reperire le risorse necessarie all’allestimento di una rosa competitiva e vincente.

Per lungo tempo i maggiori club italiani, hanno finanziato stagioni e campagne acquisti attraverso il massiccio impiego di capitali privati e introiti televisivi, di fatto vincolando ad essi il proprio potere di spesa. Sulla scia degli antichi fasti degli anni ’90 e fino ai primi anni del 2000, gli sforzi dei proprietari delle società di Serie A e soprattutto l’enorme esposizione con istituti di credito garanti, hanno mantenuto competitiva la nostra lega nazionale. Gli addetti ai lavori erano però ben coscienti del fatto che il declino tecnico ed economico del nostro movimento calcistico, da una parte affondava le radici in una politica miope per lo meno ventennale, e dall’altra coincideva con il risorgimento di quello inglese e tedesco (soprattutto).

Mentre gran parte delle squadre europee decideva di promuovere e incentivare una politica autarchica, improntata allo sfruttamento pianificato delle risorse interne fino al raggiungimento dell’autosufficienza, affrancandosi - nel medio periodo - dall’impiego di patrimoni privati e conti correnti capienti, viceversa il nostro calcio accumulava debiti su debiti sperperando immense risorse (in gran parte virtuali) per assicurarsi i giocatori più in vista: di conseguenza, a fronte di entrate stagnanti e insufficienti a sostenere quel lusso, i costi aumentavano costantemente.

Se si vuole, è come la differenza che corre tra chi accende un mutuo e usa il denaro per arredare riccamente una casa affittata, e chi invece paga puntualmente ogni rata per acquistarla, accontentandosi nell’immediato di un arredamento spartano.
Il primo imprescindibile investimento di un club lungimirante e ambizioso (e non solo nel calcio) non può che riguardare lo stadio, da intendersi non solo come il luogo che ospita le partite interne, ma più correttamente come infrastruttura complessa e moderna (aperta tutto l’anno) che offra servizi di alta qualità a tutta la cittadinanza: dai cinema ai ristoranti, dalle sale conferenza che qualunque azienda può affittare alle palestre, dalla piscina ai negozi ufficiali e al museo del club, senza considerare i tanti bar che ogni domenica saziano e dissetano le migliaia di tifosi che affollano gli spalti.

Chi abbia investito in tal senso, dopo avere spalmato i costi sui 4 o 5 bilanci successivi (quote di ammortamento) è riuscito a dare nuova e fresca linfa alle proprie entrate, rientrando interamente della spesa sostenuta nel medio periodo e rinforzando il proprio brand nell’immediato.
Di conseguenza, mentre le nostre società - vincolate a parametri superati e volubili - boccheggiavano per la crisi di liquidità mondiale che investiva anche i loro proprietari, le rivali europee ne assorbivano il peso contando su entrate diversificate e autonome, facevano registrare fatturati alle stelle e in continuar crescita, e ingaggiavano giocatori di prima fascia che cominciavano a rifiutare la destinazione italiana.

Gli equilibri del calcio europeo, in altri termini, subivano un deciso riassestamento che relegava la nostra lega nazionale ad una posizione marginale e periferica nel circuito del calcio che conta, tanto sotto il piano strutturale quanto su quello tecnico, fortemente depresso negli ultimi anni.
A ciò si aggiunga il momento difficile che stanno vivendo le emittenti private che mantenevano a galla i nostri conti.

Recentemente la Lega ha dovuto differire l’asta per aggiudicare i diritti televisivi della Serie A del triennio 2018-2021 (suddivisi in 5 differenti pacchetti), in quanto dell’agognato miliardo di euro che sperava di ricavare, non era stata offerto che poco più della metà da Sky e Perform Group (circa 540 milioni complessivi per 4 pacchetti su 5).
D’altro canto, nel 2001, il fallimento del gruppo Kirch e delle sue televisioni private in Germania, mise a dura prova i club della Bundesliga.
Tuttavia, ogni momento di crisi offre l’opportunità di una decisa inversione di marcia e rivalutazione generale.
La reazione della federazione tedesca si tradusse nell’avvio di un processo di radicale rinnovazione, nell’assegnazione del mondiale 2006, nella costruzione di modernissime infrastrutture, e nello sviluppo dei settori giovanili capaci di sfornare una generazione di campioni.
Le sorti del calcio moderno dipendono dal fatturato.

In cima alla lista dei possibili “rimedi”, figura - come facilmente intuibile - lo stadio.
In Italia la Juventus è stata la prima squadra a dotarsene nel 2011, grazie ad un investimento di circa 150 milioni di euro, che ha portato alla luce non soltanto lo Stadium ma un intero polo commerciale comprensivo di 8 ristoranti, 20 bar, 3 negozi ufficiali, parcheggio auto per 4.000 veicoli e un museo dedicato alla storia del club.
Complessivamente, limitandoci a considerare l’apporto economico che lo stadio ha immediatamente garantito, si può notare che mentre nel 2010-2011 (ultima stagione giocata all’Olimpico) i ricavi da gara ammontavano a circa 10 milioni, nell’ultima stagione appena conclusa sfiorano i 66 milioni (aumento del 660%).
A questi ultimi si aggiungano 18 milioni di ricavi derivanti dalla vendita dei prodotti ufficiali del club nei J-Stores, 3 dei quali sorgono nell’area commerciale dello stadio; oltre al risparmio dei costi di locazione dello stadio Delle Alpi prima e Olimpico poi, da versare al Comune di Torino.
Uno stadio moderno oltre che aiutare la squadra a vincere in campo (come disse Alex Del Piero: “uno stadio così, garantisce 5 punti in più all’anno”), attrae nuovi ricchi sponsor e convince i vecchi a rinnovare i loro accordi, rivedendoli al rialzo pur di mantenere l’intesa.

A riprova di ciò, lo scorso 1 luglio è entrato in vigore l'accordo che la Juventus ha stretto con Allianz Italia e Legardère Sports per cambiare il nome dello stadio in Allianz Stadium fino al 30.06.23, previa acquisizione dei “naming rights” e corrispettivo di circa 1,5 milioni annui.

Carlo Di Natale
carlomanfredidinatale@gmail.com

5 commenti

Clà J ha detto...

Emerge come la poca lungimiranza delle scelte effettuate nel tempo dall'Italia a livello politico, economico e sportivo abbiano influito notevolmente ed in negativo sia a livello strutturale (stadi fatiscenti e semivuoti) che a livello sportivo (pessimi risultati delle squadre italiane a livello europeo) nel confronto con i principali Stati e campionati europei. Negli ultimi tempi sembra che qualcosa si stia muovendo in direzione opposta e nel processo di crescita, certamente, l'elemento stadio costituisce una componente imprescindibile.
Complimenti, molto interessante e soprattutto esaustivo.

Salvo Cangialosi ha detto...

Articolo molto interessante che ritrae fedelmente i motivi della crisi che ha colpito il calcio italiano, all'interno del quale la juventus rappresenta un'eccezione, ed i risultati sportivi conseguiti negli ultimi anni ne sono la conferma.

Anonimo ha detto...

Articolo molto interessante, l'autore coglie in pieno uno dei temi che stanno affossando il calcio italiano.
Va detto che purtroppo le lungaggini burocratiche del nostro paese, la legislatura arretrata in merito alle costruzioni edilizie e spesso le divergenze politiche delle diverse amministraZioni comunali- regionali - nazionali stanno portando il tema di costruzione stadi in una fase on-off in cui, le società accollano tutte le responsabilità ai comuni e vicevarsa i comuni preferirebbero una maggiore partecipazione ecomincia delle società stesse.
L'idea potrebbe essere quella di creare delle nuove sturt-up con lo scopo di realizzare impianti calciatici ad impatto ambientale zero con materiali bio-tech ed energie rinnovabili.

Giorgio Russo ha detto...

Grande articolo. Condivisibile in pieno. Bravo

C.L. ha detto...

Lo "stadio calcistico" sia come elemento portante nella struttura organizzativa delle società sportive, sia come luogo di incontro tra persone per lo sviluppo civile di un paese democratico.
I miei complimenti per un articolo dinamico,preciso,fluido,apodittico.