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La situazione degli stadi italiani alla luce dei dati del Report Calcio 2016

La FIGC ha pubblicato nei giorni scorsi il Report Calcio 2016 (per la prima volta l’analisi viene condotta su 19 squadre, anziché 20, a causa del fallimento del Parma), e la situazione delle squadre italiane non può certo definirsi florida; in tale sede concentreremo la nostra attenzione sulla tematica relativa agli stadi.

Puntualmente, dopo ogni partita di campionato, si discute di stadi vuoti, obsoleti, non adatti ad ospitare una famiglia, privi di confort e della sicurezza necessaria: tutte queste criticità sono puntualmente emerse nel report, con numeri davvero preoccupanti. Il primo dato che salta all’occhio è che su 16 stadi partecipanti al campionato 2014/2015, ben 13 sono di proprietà dei Comuni, e solo un club, la Juventus, può vantare una struttura propria, capace di permettere alla società bianconera un incremento considerevole dei ricavi dovuti ai botteghini.

Altro aspetto da porre all’attenzione è la vecchiaia degli stadi italiani: in serie A il 44% degli stadi è stato inaugurato prima del 1949, e un altro 44% prima del 1989. Solamente il rimanente 12% degli impianti è stato costruito dopo il 1990. Stadi che dunque non possono certo considerarsi all’avanguardia, e che sono privi di tutta una serie di servizi collaterali (cinema, centro commerciale, ristorazione, hospitality…); tutto questo, come più volte sottolineato, si tramuta in minori ricavi per i club, e porta i tifosi ad “allontanarsi” dalla squadra, causando lo “spopolamento” dagli stadi. Infatti, se prendiamo in considerazione i principali campionati europei, l’Italia si colloca al quinto posto per quanto concerne l’affluenza media negli stadi, dietro Germania, Inghilterra, Spagna, e Francia. Il dato assume ancor più rilevanza se confrontato con la capacità di portare tifosi allo stadio da parte anche di altri sport, come ad esempio NFL (Leader in questa speciale classifica, con un affluenze media per partita di 68.776 supporters), NCAA (44.603).



La situazione migliore se guardiamo alla capienza media, con l’Italia collocata al secondo posto, dietro alla Germania; la distanza fa le prime due rimane comunque molto ampia.

I dati più preoccupanti riguardano invece la percentuale di riempimento della capienza media, con l’Italia collocata all’ultimo posto, molto distante dal resto delle leghe europee, sui principali competitors. Tale dato fotografa bene l’incapacità dei club di serie A di attrarre i suoi tifosi allo stadio, anche a causa degli stringenti vincoli burocratici in essere. Speculare è il dato relativo ai posti invenduti, che vede l’Italia collocata conseguentemente al primo posto fra le leghe europee. Sono ben oltre 6.500.000 i biglietti invenduti dalle società italiane, che si traducono in circa 180 milioni di mancati introiti. Per invertire tale tendenza molti club italiani stanno pensando di adottare una nuova forma di ticketing, il “dynamic pricing”, che permette di calcolare il prezzo ottimale del biglietto sulla base della domanda di mercato e di altre variabili che incidono sulla domanda dei biglietti, come per esempio il meteo, le squadre in campo, l’orario e la stagionalità dell’evento.

Francesco Sottile
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