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Perché la Cina investe così tanto nel mondo del calcio?

Perché la Cina ha deciso di investire in maniera così massiccia nel mondo del calcio? Prima di elencare tutte le operazioni concluse dagli imprenditori cinesi, cerchiamo di capire a fondo le motivazioni alla base di tale decisione.
15 giugno 2013, è questo il giorno da tenere a mente, data che ha segnato in maniera indelebile la storia del Paese asiatico. La Cina gioca male e perde 5-1 contro la Thailandia una partita iniziata male, e finita peggio.

Il Presidente Xi Jinping, profondo amante del calcio, rimane deluso dalla prestazione dei calciatori, e accusa il colpo; il popolo cinese si sente ferito nell’orgoglio. L’indomani il post più condiviso sui social network era il seguente: “Noi, 1,3 miliardi di cinesi, abbiamo perso con la Thailandia, 65 milioni di abitanti, un quarto militari, un quarto monaci e solo il resto utile per il vivaio calcistico”.

Ebbene, quella data cambierà per sempre la storia del popolo cinese. Da quel giorno infatti, il presidente Xi Jimping decide di “vendicarsi”, decide che la Cina deve rappresentare per il mondo una potenza globale non solamente dal punto di vista economico, ma anche da quello sportivo; decide che da quel giorno in Cina il calcio dovrà essere trattato come un affare di Stato. Il Paese studia così le misure più idonee per sviluppare e promuovere il gioco del calcio, e il 16 Marzo 2015 il governo di Pechino pubblica il primo programma sulla riforma del settore calcistico, “il piano della riforma e lo sviluppo del calcio cinese”. Un anno più tardi, nell'aprile del 2016, tale documento prende sempre più forma e concretezza, e viene così pubblicato il “Piano 2016-2050 per lo sviluppo a medio e lungo termine del calcio cinese”. 

Tra gli obiettivi del piano, la costruzione di più di 20 mila scuole calcio, con 30 milioni di praticanti tra gli alunni e 50 milioni fra tutta la popolazione. La Nazionale maschile dovrà entrare nei primi posti della classifica in Asia, e quella femminile essere una squadra di primo livello in ambito mondiale. Ma il vero obiettivo del governo cinese è uno: ospitare un edizione finale della Coppa del Mondo di calcio (verosimilmente nel 2030), evento che dovrà rappresentare l’entrata in scena della Cina fra le grandi potenze del football. 

Per meglio capire l’importanza e la portata di tale obiettivo, ricordiamo che la nazionale cinese solo una volta è riuscita ad accedere alla fase finale di un mondiale, nel 2002: i risultati però non sono stati certamente incoraggianti, con tre sconfitte in altrettante partite con Brasile, Turchia, e Costa Rica, 9 gol incassati, e zero segnati.
E’ proprio per raggiungere tale obiettivo di sviluppo che la Cina – oltre a implementare e promuovere politiche di formazione obbligatoria e tecnica per i giovani ragazzi cinesi ha deciso di seguire due strade fondamentali:

- Potenziamento della Chinese Super League, principalmente attraverso la conduzione di campagne acquisti imponenti (basti pensare che nelle ultime due sessioni di calciomercato i team della Chinese Super League hanno speso più di 250 milioni di euro, superando le uscite della Premier League). Inoltre, il governo cinese, al fine di valorizzare il campionato domestico, ha inserito una serie di soglie per gli sponsor dei club di diversi livelli: la sponsorizzazione di title sponsor non potrà così essere inferiore a 100 milioni di RMB all’anno, quella dei partner ufficiali dovrà valere minimo 40 milioni di RMB annui, e quella dei fornitori ufficiali 20 milioni annui.

- Apprendimento del know-how organizzativo e industriale attraverso l’accesso nei club professionistici europei di capitali e dirigenti cinesi.

Ed è proprio a distanza di un anno dall’approvazione del piano di sviluppo che la Cina può vantare imponenti investimenti in tutta Europa nel mondo del calcio. Club, ma non solo. In Spagna, dove, inavvicinabili per ovvie ragioni economiche e politiche Barcellona e Real Madrid, hanno deciso di puntare forte sul Granada (acquisendolo interamente); detengono inoltre il 56% dell’Espanyol, e il 20% delle quote dell’Atletico Madrid di Simeone. In Francia hanno acquisito il 100% delle quote del Sochaux, club militante in Ligue 1; inoltre è dei giorni scorsi l’acquisizione dell’80% delle quote del Nizza. 
In Inghilterra, gli investitori cinesi possono vantare il 13% delle quote del Manchester City, e il 100% di quelle del retrocesso Aston Villa. In Italia, dove per ragioni finanziarie è appeso il cartello vendesi in molte società, è dei giorni scorsi la notizia dell’acquisizione del 70% dell’Inter da parte di Suning Group; gli investimenti comunque potrebbero non essere finiti, viste le insistenti voci che vogliono una cessione in tempi brevi anche del Milan in mani cinesi. 
In Olanda l’Ado Den Haag, club di Eredivise, è interamente posseduto da imprenditori cinesi; in Repubblica Ceca lo Slavia Praga è controllato per il 60%. Ma come anticipato, gli investimenti cinesi non si sono limitati ai club di calcio. E’ infatti diventato cinese anche Infront - nota agenzia di marketing a livello internazionale per lo sport, e advisor della Lega Serie A per la commercializzazione dei diritti tv- acquisita da Wanda Group a inizio 2015.

Nessuno può dire ad oggi se questi investimenti permetteranno alla Cina di organizzare, e perché no vincere, i mondiali del 2030. Una cosa però è certa: la Cina continua a muovere passi concreti per stabilizzarsi in misura sempre maggiore nel calcio europeo.

Francesco Sottile
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Foto: Kevin Frayer - Getty Images






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