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I modelli di governance nel mondo del calcio

Tesi di Laurea di Filippo Mori
Titolo "Analisi delle performance delle società di calcio "
Anno accademico: 2014/15

CAPITOLO 1 - IL CALCIO COME SETTORE ECONOMICO (un estratto)

I Modelli di governance nel mondo del calcio
Il calcio, oltre agli schemi ed i principi di gioco delle squadre, sta diventando sempre di più un fenomeno aziendale in cui assume importanza anche l’aspetto societario ed il relativo modello di governance che viene adottato; esistono diversi tipi di sistemi di governance che sono frutto di diverse concezioni circa la natura e la finalità dei club, in questo senso si possono individuare due macrolivelli:

MODELLO CHIUSO: gli organi di controllo della società sono nelle mani degli azionisti di controllo, che spesso sono una o poche persone; il potere è dunque concentrato in pochi soggetti i quali apportano anche il capitale di rischio. Le motivazioni che inducono un soggetto ad investire in una società calcistica sono l’appagamento personale, inteso come risultato sportivo, prestigio e visibilità sociale, oppure il ritorno economico diretto o indiretto, quest’ultimo consiste in guadagni che derivano da attività imprenditoriali rispetto alle quali la visibilità calcistica riflette un ruolo importante, tale modello è tipico di paesi come Inghilterra o Italia.

Il cosiddetto “presidente-mecenate” è un imprenditore di successo che investe nella squadra spinto dalla passione oppure al fine di ottenere un ritorno in termini di immagine o pubblicità; in questo caso l’approccio al business è puramente soggettivo, senza lasciare spazio a figure manageriali competenti, che ha come conseguenza la mancanza di un’adeguata pianificazione strategica.
Il calcio italiano ha ottenuto infatti i migliori successi sia in ambito nazionale che internazionale quando vi erano mecenati pronti ad investire, ma l’evoluzione del sistema calcio sta conducendo il modello chiuso in crisi in quanto i costi sono maggiori dei ricavi ed i presidenti hanno trovato difficoltà a coprire le perdite, basti pensare che negli ultimi anni in Italia sono fallite molte società professionistiche (oltre 70 in circa 7 anni).
In Inghilterra la situazione è simile, il modello societario più utilizzato è il Limited Liability Company, una sorta di S.r.l. utilizzata da sempre per evitare il fallimento personale del presidente, la situazione è peggiorata con l’introduzione dello scopo di lucro, la cui conseguenza ha visto la chiusura in perdita della maggior parte dei bilanci della Premier League, di contro però il calcio inglese, a differenza di quello italiano, attrae molti più investitori stranieri.

MODELLO APERTO: in questo modello negli organi interni del club sono coinvolti anche altri soggetti diversi dall’azionista di maggioranza, ciò avviene sia perché non è sempre previsto un’azionista di maggioranza, sia perché negli organi direttivi vi sono anche altre figure oltre ai soci.
In tale modello non prevale l’aspetto economico, ma vi sono rappresentanze di interessi collettivi, sportivi o socio-culturali; di solito questo modello si identifica con l’espressione “azionariato popolare” tipico di Germania e Spagna.
In Germania è stato stabilito infatti che il 50%+1 del capitale deve appartenere ad associazioni sportive, ad eccezione dei club che hanno dimostrato di avere una proprietà fissa negli ultimi 20 anni come Wolfsburg o Bayer Leverkusen; un esempio del “Regel 50%+1” è il caso dell’Amburgo, dove i fan sono addirittura dirigenti e si incontrano periodicamente con il Board of Directors per discutere di tutto ciò che sta all’interno e all’esterno della società, ogni membro del Supporters Club ha diritto ad un voto nell’assemblea generale e può essere anche eletto nel Consiglio d’Amministrazione o nel Consiglio di Sorveglianza.
Anche il Bayern Monaco segue il modello dell’azionariato popolare, infatti il 75% del suo capitale è posseduto dall’associazione sportiva (oltre 180 mila soci) ed il restante 25% e diviso in parti uguali tra Allianz, adidas e Audi, la società bavarese ha quindi venduto parte del proprio capitale agli sponsor, che a loro volta diventano veri e propri partner.
In Spagna invece fu introdotta, a partire dagli anni ’90, la forma giuridica di Sociedad Anonima Deportiva (SAD), per la quale la responsabilità dei soci proprietari veniva limitata al capitale posseduto all’interno del club, in modo che non ci fosse più il rischio che gli stessi soci potessero vedere intaccati i propri beni personali; nonostante questi accorgimenti molti club della Liga hanno visto aumentare il proprio indebitamento, gli unici club che, nonostante i debiti, mantengono in alto il valore del calcio spagnolo sono Real Madrid, Barcellona e, recentemente, anche l’Atletico Madrid; il club catalano costituisce l’esempio ben riuscito di associazione polisportiva basata
sull’azionariato popolare.

Il modello che assicura maggiormente ampi margini di sviluppo economico futuro è quello aperto, questo è osservabile dai risultati ottenuti da questo rispetto al sistema chiuso, dove con l’aumento dei costi sui ricavi i mecenati non riescono più a garantire i livelli di competitività di un tempo; l’esempio tipico è quello delle società italiane in cui l’azionariato popolare è stato intrapreso da poche società e con scarsi risultati (Mantova e Roma ad esempio), lo stesso si può dire di quei modelli di governance societaria in cui i consigli di amministrazione hanno al proprio interno rappresentanti di comunità esterne al club, come nel caso della Fiorentina.
Tenendo ben presente i due modelli di governance sopradetti è possibile effettuare una sottoclassificazione in ulteriori quattro tipologie di modelli di gestione di una società di calcio: 

“A Public Business”: è il modello utilizzato dai club calcistici che hanno deciso di quotare i propri titoli sul mercato azionario, le quote possono essere acquistate da chiunque, compresi i tifosi.
Solitamente, la maggior parte delle quote sono nelle mani di pochi membri che controllano il club prendendo le decisioni più importanti, è richiesta quindi grande trasparenza e chiarezza nei programmi, dato che la società è aperta al pubblico e dunque richiama l’attenzione di tutti i suoi stakeholders.
Esempi molto noti in Europa sono quelli della Juventus, la cui quota di maggioranza è detenuta dalla Exor, società finanziaria torinese facente capo alla famiglia Agnelli, dell’Arsenal, le cui azioni sono detenute per la maggior parte dal magnate americano Stan Kroenke, e dai loro rivali del Tottenham Hotspurs, società quotata in borsa la cui quota di maggioranza è detenuta dall’uomo d’affari di origine ebraica Daniel Levy.
Il lato positivo di questo tipo di gestione è la possibilità di reperire capitali ovunque nel mondo, mentre il principale lato negativo è rappresentato dal fatto che i risultati sportivi possono passare in secondo piano rispetto ai risultati finanziari, che possono essere ben più importanti agli occhi degli azionisti di maggioranza.

“It’s my party”: è il modello in base al quale il club è detenuto da un unico proprietario, molto ricco e potente, che gestisce la società in maniera diretta come la propria azienda personale immettendo in essa grandi risorse finanziarie.
Tipici esempi di questa modalità possono essere il Chelsea del magnate russo Roman Abramovich, il Milan di Berlusconi e l’Inter della gestione Moratti.

I lati positivi di questa tipologia di gestione sono sicuramente le grandi fonti finanziarie del proprietario del club, pronto a qualsiasi spesa pur di arrivare ad accaparrarsi i migliori giocatori sulla piazza ripianando le perdite di bilancio con immissioni di capitale proprio; esistono però delle contro-indicazioni, in quanto a volte questi ricchissimi soggetti agiscono un po’ troppo a livello individuale, non curanti dei consigli che possono giungere dall’esterno e dunque esponendosi a pericolosi rischi, inoltre è una tipologia che non garantisce continuità all’azienda, in quanto da un giorno all’altro il proprietario del club può decidere di uscire di scena lasciando in pericolò la
società.

“Popoular Club”: è il modello che si basa sull’azionariato popolare, dove il club è costituito da un grande numero di membri (solitamente sono anche tifosi della società) che apportano le risorse necessarie ed hanno diritto di voto, eleggendo un presidente ed un comitato direttivo che si occupa direttamente della gestione societaria; i principali esempi sono forniti dal calcio spagnolo, dove Barcellona e Real Madrid possono contare su migliaia di soci. Il lato positivo riguarda l’aspetto passionale del modello, in quanto i soci sono spinti dall’emotività e dall’affetto verso la propria squadra ed il calcio viene quindi prima del profitto, il lato negativo riguarda i continui cambiamenti che avvengono in occasione delle elezioni presidenziali che possono stravolgere l’organico societario ed i suoi indirizzi strategici, inoltre, la democrazia può finire per portare alla presidenza degli individui non sempre illuminati.

“A Family Affair”: è il modello riguardante i piccoli club che vengono associati alle imprese gestite a livello familiare; i presidenti di questi club investono le risorse della famiglia e gestiscono direttamente l’attività, coadiuvati da pochi altri individui.
Il lato positivo è la passionalità dei presidenti che difendono a spada tratta i propri interessi, mentre il lato negativo riguarda le difficoltà che possono essere incontrate sul mercato attuale, che richiede repentini cambiamenti strategici e che i presidenti delle piccole società molto spesso non accettano e non prendono in considerazione.

Occorre evidenziare che il coinvolgimento dei tifosi, delle istituzioni, degli enti locali e delle imprese comporterebbe dei risultati positivi come il rafforzamento del radicamento territoriale del club, lo sviluppo di attività legate ai giovani ed alla loro formazione sportiva, maggior occupazione, responsabilizzazione dei tifosi, definizione di politiche a lungo termine ed infine possibilità di trasformare le società attuali in società sostenibili con importanti ritorni economici.
Dal punto di vista della governance e delle performance economiche l’esempio maggiormente efficace risulta quello tedesco che, dalla fine degli anni ’90, attraverso una politica lungimirante, si è saputa costruire il futuro; al contrario in Italia, terminata l’era del mecenatismo, attualmente le società non riescono a chiudere il bilancio in positivo (salvo rare eccezioni) a causa della concentrazione del potere in poche mani che ha incrementato sempre di più il fenomeno dello strapotere dei manager che spesso ha portato ad una gestione societaria non all’altezza.

Filippo Mori
filippo-m23@hotmail.it
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