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Analisi sulla pratica sportiva in Italia. Prima parte

07/03/170 commenti

Nel 2015, poco meno di 20 milioni di italiani hanno dichiarato di praticare sport, quasi 1/3 della popolazione con più di 3 anni. Tra il 2010-2015 il dato è cresciuto del 2,7%, in particolare per quanto riguarda la fascia 6-10 anni, in cui la quota passa da 59,5% a 65,3%). 

All’interno della penisola ci sono profonde differenze socio-culturali. L’abitudine a praticare sport, infatti, diminuisce man mano che si scende da Nord verso Sud (da 39% a 23,9%). Anche le differenze di genere sono marcate: il 28,3% degli uomini pratica sport regolarmente, contro l’11,4% delle donne. 4 figli su 5 praticano sport se i loro genitori sono sportivi, solo il 44% lo pratica se nessuno lo pratica. Nel 2014 solo il 21,6% delle famiglie residenti in Italia (più di 5,5 milio) ha sostenuto spese per attività sportive. 

La spesa mensile per attività sportive è pari a 48 euro, l’1,4% della spesa media mensile. La quota degli occupati nel campo dello sport è pari allo 0,54%, pari a 120 mila persone circa. Quota al di sotto della media europea (0,72%). 
Infine sono presenti sul territorio italiano circa 35 mila imprese legate all’attività sportiva.


Fonte: https://www.istat.it/it/files/2015/10/CONI-Lo-sport-in-Italia-2016.pdf

In Italia quasi un bambino su cinque (17%) non fa sport nel tempo libero. 
L’ 11% non pratica attività motorie neppure a scuola, per mancanza di spazi attrezzati o per l’assenza di attività nel programma scolastico. Per quanto riguarda il primo dato, la motivazioni principale è la mancanza di possibilità economiche della famiglia di sostenere la spesa. Molto problematica è la scarsa considerazione che i ragazzi hanno dell’importanza della pratica sportiva. Per molti, lo sport non è rilevante per la “popolarità” tra i coetanei (32%), mentre più di 1/5 dichiara che tra gli amici è più importante conoscere videogiochi, campionati di calcio e film.

“L’attività minima che il bambino dovrebbe svolgere è di almeno un’ora al giorno – commenta Giorgio Monti, del Direttivo Siprec – per un insieme di fattori e di cause legate alle abitudini delle famiglie, in Italia non si raggiunge neanche questo obiettivo”.

IL CONFRONTO COL RESTO D’EUROPA
Gli ultimi dati riguardo la pratica dell’attività fisica, a scuola e non, in Europa risalgono al 2013/14. Un indagine Eurobarometro, sostenuta dalla Commissione UE, dimostra che l’Italia si posiziona in fondo alla classifica dei paesi europei più “sportivi”. 

Il 59% dei 28 mila intervistati dichiara di non praticare sport o di farlo saltuariamente. Il 31% lo pratica almeno una volta a settimana, solo l’8% si allena 5 o più volte in sette giorni. Le differenze culturali influiscono fortemente su questi dati. Nei paesi nordici si tende a praticare più sport: la percentuale di coloro che praticano sport regolarmente raggiunge il 70% in Svezia, 68% in Danimarca e 66% in Finlandia. L’Italia si classifica al quartultimo posto della classifica dei meno attivi d’Europa (60%). Peggio dell’Italia, solo la Bulgaria (78%), Malta (75%) e il Portogallo (64%), mentre la media Europea si aggira sul 40%.


Fonte: http://ec.europa.eu/health//sites/health/files/nutrition_physical_activity/docs/ebs_412_en.pdf

Italia e Bulgaria hanno anche la percentuale peggiore di cittadini che praticano regolarmente uno sport (3% IT e 2% BG). Dall’indagine emerge il malcontento dei cittadini nei confronti delle autorità locali, ree di non incoraggiare i cittadini ad essere fisicamente attivi.
“I risultati dell’Eurobarometro confermano la necessità di misure per incoraggiare un maggior numero di persone a praticare sport e attività fisica, come parte integrante della vita quotidiana”, commentò la commissaria europea per lo sport, Androulla Vassiliou. “Questo – spiega è essenziale non soltanto per la salute, il benessere e l’integrazione degli individui, ma anche per i notevoli costi economici legati all’inattività fisica”.

Per quanto riguarda l’insegnamento dell’educazione fisica a scuola, la situazione in Italia non appare così disastrosa, seppur fortemente migliorabile. Nell’anno scolastico 2011/2012, l’orario medio minimo nel livello primario va dalle 37 ore annuali in Irlanda alle 108 in Francia (il 10% delle ore totali). Per quanto riguarda il livello secondario, l’orario minimo è 24 ore (Spagna) e quello massimo sempre in Francia (14% del totale). L’Italia si trova in una posizione medio-bassa: le ore di educazione fisica nella scuola secondaria rappresentano il 7% del totale. Solo in 7 nazioni su 25 dedicano meno ore a questa materia L’educazione fisica è obbligatoria in tutti i curricoli nazionali europei, tuttavia varia la metodologia di insegnamento. In alcuni paesi come la Germania e il Regno Unito si opta per un approccio interdisciplinare: durante la lezione entrano in gioco le scienze naturali e sociali. Mentre in Slovenia, gli insegnanti delle altre materie sono incoraggiati ad interrompere le lezioni per il “minuto della salute”, in cui gli alunni svolgono attività motorie e rilassamento.

Nel resto d’Europa giocano un ruolo fondamentali le attività extracurricolari. Vari tipi di queste attività vengono offerti al di fuori dell’orario scolastico, in modo da rendere l’attività fisica ancora più accessibile e attraente per i giovani. Lo scopo è quello di ampliare le attività svolte durante l’orario scolastico. Tali attività è organizzata da tutti i livelli, dalle autorità nazionali a quelle d’Istituto. I corsi extracurriculari sono organizzati anche per studenti con disabilità o con bisogni educativi speciali.

I dati evidenziati in questa relazione rendono evidente la necessità di miglioramento dello sport in Italia, sia come corretto stile di vita che da un punto di vista economico.

Fine prima parte



Laura Brambilla
lauretta11.lb@gmail.com
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