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Emergenza Coronavirus: colpito da psicosi il settore del turismo con implicazioni sull'attività sportiva


I dati sull’epidemia stanno rimbalzando nervosamente sui media di tutto il mondo, con conseguenti effetti negativi (soprattutto in termini di immagine) sulle presenze turistiche. Le città d’arte (Roma, Venezia, Milano e Firenze in prima fila) sono quelle più colpite dall’onda mediatica e infatti si registrano disdette fino al 40% rispetto allo stesso periodo del 2019. Solo per la chiusura dei voli dalla Cina, la Federturismo stima un “buco” di 5 miliardi di euro (ogni anno più di 4 milioni di turisti cinesi visitano il Belpaese).

“C’è stato un bombardamento di notizie negative da parte di altri Stati, nonostante l’Italia sia il Paese europeo più vigile e attento nelle azioni di contenimento sanitario di questo contagio” ha spiegato Marco Mazzi ricercatore universitario ed esperto di “sport travel event management ” (nella foto in primo piano). “Il panico mediatico di questi giorni ha generato effetti negativi sia sul turismo cosiddetto “tradizionale”, sia su quello d’affari. La scelta del mondo del calcio di giocare a porte chiuse ha raffreddato l’intero settore del turismo sportivo, che, negli ultimi anni, è in forte crescita. Calcio, running, tennis e i grandi eventi sportivi (ospitati sul territorio nazionale, nda) stanno diventando un driver turistico con effetti positivi per diversi comparti: dall’alberghiero, alla ristorazione fino al commercio. Ecco perchè è importante riaprire città come Milano o Venezia, ma anche investire in comunicazione con messaggi chiari e diretti, rivolti sia al mercato “domestico”, sia a quei Paesi stranieri che vivono l’Italia come una destinazione ideale per il turismo”.

Il Coronavirus, vissuto dal grande pubblico come un grave problema contingente, rischia di causare, nel medio-lungo periodo, effetti ancora più negativi per l’economia italiana e per l’immagine globale sui mercati internazionali.

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