I club sportivi perdono oltre 1 milione di dollari l’anno a causa dei “fan anonimi”
La mancata conoscenza diretta dei tifosi sta diventando uno dei principali freni alla crescita economica dello sport globale. Secondo un nuovo report di Dizplai, una parte significativa delle organizzazioni sportive sta rinunciando a oltre 1 milione di dollari di ricavi annui per l’incapacità di identificare, coinvolgere e monetizzare la propria fanbase.
I dati emergono dall’Anonymous Fan Index, studio basato su un sondaggio condotto su 50 realtà sportive tra club, leghe, federazioni e detentori di diritti, che fotografa un problema sempre più evidente: i tifosi esistono, ma restano in larga parte anonimi.
Solo il 24% dei fan è realmente conosciuto
In media, le organizzazioni sportive dichiarano di conoscere per nome e contatto appena il 24% del proprio pubblico. Un dato particolarmente critico se si considera che molte di queste realtà contano milioni di follower tra stadi, televisioni e piattaforme digitali.
Ancora più allarmante, una su cinque tra le organizzazioni analizzate ammette di possedere dati di prima parte su meno del 10% dei propri tifosi, se non addirittura su nessuno.
Un costo nascosto che vale milioni
Questa mancanza di dati ha un impatto economico diretto. Il 63% dei rispondenti stima che i “fan anonimi” costino almeno 100.000 dollari l’anno in opportunità perse, mentre un terzo valuta il mancato potenziale tra 1 e 5 milioni di dollari annui.
Il problema emerge anche sul fronte dell’average revenue per user (ARPU): il 30% delle organizzazioni guadagna meno di 10 dollari all’anno per tifoso, segno di una monetizzazione ancora estremamente inefficiente.
Broadcast e social: grandi audience, pochi dati
Il report evidenzia come i canali a maggiore esposizione siano anche quelli più difficili da convertire in dati proprietari. Il 67% degli intervistati indica il broadcast come il touchpoint meno efficace per raccogliere dati di prima parte, seguito dai social media (33%) e dai siti web (25%).
Al contrario, il canale che genera più informazioni sui tifosi resta la biglietteria (67%), seguito da programmi di membership e loyalty (48%) e dai social media quando integrati con meccaniche di attivazione diretta (41%).
Touchpoint come ecommerce, attivazioni eventi e piattaforme streaming risultano invece ancora poco sfruttati dal punto di vista della data generation.
Sponsor sempre più esigenti sui dati
Secondo Dizplai, i fan anonimi rappresentano un vero e proprio “blind spot da milioni di dollari”, con ripercussioni dirette anche sulle sponsorizzazioni.
L’87% delle organizzazioni dichiara di subire una pressione medio-alta da parte dei brand per fornire dati misurabili sull’engagement dei tifosi, mentre il 60% afferma che almeno il 26% dei rinnovi di sponsorship è oggi legato a metriche digitali e fan data.
“L’anonimato dei tifosi è la più grande perdita di ricavi invisibile nello sport moderno”, ha spiegato Ed Abis, CEO di Dizplai. “Non è un problema di dati, ma un problema commerciale: i club non stanno perdendo fan, stanno perdendo la capacità di conoscerli. E senza conoscenza non c’è crescita”.
Le strategie per colmare il gap
L’Anonymous Fan Index suggerisce un cambio di paradigma. Tra le raccomandazioni principali:
- rendere la crescita dei fan “conosciuti” una metrica a livello di consiglio di amministrazione;
- integrare i dati di audience nelle narrazioni commerciali per gli sponsor;
- utilizzare broadcast e social come “porte d’ingresso” verso piattaforme proprietarie.
Il report invita inoltre a sperimentare nuovi modelli attraverso proprietà emergenti e a investire nella formazione dei team marketing, commerciali e legali, spostando il focus dalla semplice audience alla relazione con il tifoso.
Le priorità di investimento per il futuro
Guardando ai prossimi due anni, le organizzazioni intervistate indicano come priorità strategiche gli investimenti in sistemi CRM, modelli di membership, contenuti direct-to-consumer e strumenti di engagement interattivo, con l’obiettivo di trasformare i fan anonimi in asset commerciali misurabili.
In un mercato in cui sponsor e investitori chiedono sempre più trasparenza e ritorni tangibili, la capacità di conoscere il proprio pubblico non è più un’opzione, ma una leva competitiva fondamentale.
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