Il calcio italiano in visita all'AMEX stadium di Brighton. Tutti i segreti di un impianto di successo

"Think like a winner" è una delle frasi che si possono leggere all'interno del corridoio che porta allo spogliatoio del Brighton & Hove Albion FC, squadra della omonima città, militante in Championship, che ha avuto la forza e la possibilità di costruire uno stadio, inaugurato nel 2011, preso oggi a modello in tutto il mondo per dimensioni, accoglienza e gestione. 

FootballAvenue, il forum di marketing e logistica, diretto da Ludovica Mantovani (figlia dell'indimenticabile Paolo, presidente della Sampdoria del tricolore), in collaborazione con il club Brighton & Hove Albion FC e KSS Group, società società inglese che si è occupata della progettazione e realizzazione dell'impianto, ha organizzato una visita all'American Express Community Stadium, per dare la possibilità  ad alcuni esponenti di spicco del panorama calcistico italiano di studiare e vivere da vicino questo bellissimo impianto. 
Tutto questo in attesa della seconda edizione di FootballAvenue che si terrà allo Juventus Stadium il 29 e 30 Maggio 2014.

Presente la Juventus, la Sampdoria, il Sassuolo per la serie A, il direttore generale della serie B Paolo Bedin con Brescia, Lanciano e Varese ed infine il presidente della Virtus Entella.





Arriviamo all'American Express Community Stadium, e già si rimane impressionati: sembra infatti costruito per metà sotto terra, ma è solo un effetto ottico; “abbiamo semplicemente seguito l'andamento delle colline” spiegherà poco dopo Paul Barber, chief executive del club. Già, perché l'Amex (abbreviazione di American Express), sorge a Falmer, un quartiere appena fuori dalla città nella tipica campagna inglese, ma molto vicino all'autostrada e alla stazione ferroviaria. È lo stesso Paul Barber insieme a Andy Simons, direttore di KSS Group che con orgoglio, ci presentano lo stadio. Più che parlarci di posti a sedere, sono ben 30,000 le sedute ovviamente tutte imbottite, o cifre di realizzazione, dai loro discorsi traspare la volontà di farci capire cosa è per loro e per la città questo impianto. “È stato costruito per la comunità” e questo stadio vuole esprimere “appartenenza”; già dal nome “community stadium” possiamo capirlo. Nella realizzazione e nella gestione è stata coinvolta tutta la città, attraverso opportunità di lavoro e creazione di spazi appositi all'interno dello stadio. Una sala adibita a conferenze o eventi, il ristorante per catering o matrimoni, spazi per esposizioni e ovviamente la possibilità di ospitare concerti. 
Ma appartenenza per i tifosi non vuol dire solo andare allo stadio, vuol dire soprattutto rispettarlo; Andy Simons, salendo le scale per portarci in tribuna, mi dice “hai visto, tutti i muri sono perfettamente bianchi”, non capisco subito il significato delle sue parole, poi aggiunge “nessuno qui si permetterebbe di imbrattare i muri o di rompere i seggiolini”; e con questa frase capisco ancora di più che oltre ad una questione economica ad allontanare il calcio italiano dagli altri è soprattutto la cultura sportiva.


Le caratteristiche tecniche sono impressionanti, a partire dal fatto che l'impianto è stato costruito in soli due anni, quando la squadra militava in League One, la nostra Lega Pro; 92 sono i milioni di sterline investite dal presidente del club Tony Bloom e dall'American Express che ha comprato i diritti di denominazione dello stadio, oltre ad essere sponsor di maglia del club. 
Uno stadio bellissimo dove il campo dista solo 7,5 metri dalla prima fila ed è dotato di un'acustica eccezionale (il boato ai due goal del Brighton ce l'hanno dimostrato). Gestito in maniera impeccabile: le presenze medie sono passate da 6.000 a 27.000 in questa stagione e già in 20.000  hanno rinnovato i propri abbonamenti nelle scorse settimane. 
L'80% degli spettatori arriva con i mezzi pubblici, soprattutto in treno grazie alla vicinanza con la stazione. La spesa pro capite è 4 volte maggiore della media di ogni altro stadio; “solo l'O2 Arena di Londra fa meglio” tengono a precisare. Qui il tifoso compra sempre allo store, consuma durante la partita e al fischio finale si ferma sempre per una birra, l'intenzione è infatti quella di dare un'esperienza straordinaria e prolungata ai fan.


Il pre partita è un'esperienza unica, vedere in primis gli spazi antistanti lo stadio senza bagarini e senza bancarelle è una cosa che non mi era mai capitata prima. Lo store è pieno e tutti acquistano qualsiasi tipo di gadget. I tifosi in fila ordinati che aspettano il loro turno. È bellissimo vedere come tutti esprimano la propria appartenenza alla squadra indossando un accessorio ufficiale. Durante il match solo applausi e canti continui.

Ma il progetto del Brighton non si ferma allo stadio. Il giorno seguente, insieme a KSS, visitiamo il centro sportivo in costruzione, che sarà pronto a Giugno “la preparazione per la prossima stagione verrà effettuata qua”. 



Un investimento da 20 milioni di sterline, per un complesso dove prima squadra maschile e femminile e academy vivranno giorno per giorno fianco a fianco. 
Un blocco centrale, a due piani, a forma di Y; 15 in totale i campi da allenamento tra campi a 11, che riproducono perfettamente le dimensioni ed il manto erboso dell'Amex, e campi a 3, un campo coperto, un campo per portieri e un campo da futsal per migliorare la tecnica.  Qui non ci si allena e basta, i ragazzi giocano, mangiano e studiano tutti insieme. L'intenzione è, anche qui quella di creare senso di appartenenza: "dal ragazzino di 8 anni fino al capitano si devono sentire parte di questo club” , ecco perchè “gli spogliatoi delle giovanili sono tutte in un unico corridoio, l'uno dopo l'altro, vogliamo che sia un percorso sia di vita che calcistico”. 

"Coming together is a beginning, keeping together is progress, playing together is success" è questo quanto si legge all'interno dello spogliatoio del club e che il Brighton & Hove Albion FC ha saputo non solo prenderla come filosofia di squadra ma soprattutto metterla in atto.

Sara Messina



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